LA DECORAZIONE DELLA CAPPELLA DEL TRIBUNALE DI PROVVISIONE, DEDICATA A SAN GIOVANNI BATTISTA
(Germana Formenti)

Il ciclo decorativo della scomparsa Cappella del Tribunale di Provvisione rappresenta un eccezionale esempio di connubio tra potere civico e committenza religiosa, nonché un esempio di una delle più alte espressioni dell’arte nella Milano secentesca di Federico Borromeo. Furono infatti coinvolti, a partire dalla realizzazione della Cappella fino agli anni trenta del Seicento, i massimi pittori lombardi del tempo, molti dei quali già impegnati nel ciclo decorativo del Duomo di Milano.
La cappella, voluta da Papa Pio IV, doveva rappresentare il luogo di culto dell’adiacente Tribunale di Provvisione, ossia il Consiglio Generale della Città, formato da dodici membri e presieduto dal Vicario di Provvisione, chiamato a decidere in merito a questioni amministrative e giudiziarie.
Fu nel 1569 che si decise di allestire la Cappella, dedicata a San Giovanni Battista e a Sant’Ambrogio, accostamento che richiamava ancora una volta il particolare legame tra la Città di Milano e la Chiesa.[1]

Le trasformazioni subite negli ultimi duecento anni dagli edifici che si affacciano su Piazza Mercanti hanno notevolmente trasformato gli ambienti che costituivano il palazzo, pertanto non è possibile risalire all’esatta ricostruzione della Cappella, della cui decorazione non restano che le opere mobili, ossia i dipinti ora conservati presso la Civica Pinacoteca del Castello Sforzesco.
Il resto dell’apparato decorativo può tuttavia essere in parte desunto dalle fonti, in particolare dalle antiche Guide di Milano. Dalle descrizioni della Cappella ivi contenute si deduce che l’ambiente dovesse essere piuttosto piccolo, e che era situato nell’angolo dell’edificio verso il Cordusio, al piano superiore. L’ingresso da via dei Mercanti era rappresentato da una scalinata sul cui arco d’accesso erano poste una statua di Sant’Ambrogio e una della Giustizia. La sola porta di accesso dall’interno dell’edificio era posta nell’attigua Sala delle riunioni dei Dodici di Provvisione e si trovava in asse con l’altare, mentre nel locale vi era un’unica finestra in una delle pareti laterali.
Fu l’arcivescovo Carlo Borromeo ad autorizzare, nel 1569, la costruzione della Cappella. La direzione dei lavori di costruzione e il progetto per la decorazione della Sala e della Cappella del Tribunale di Provvisione furono affidati nel 1576 a Giuseppe Meda (Milano, 1534-1599), architetto e ingegnere milanese. Formatosi come pittore e decoratore presso la bottega di Bernardino Campi, realizzò, tra le altre opere, affreschi per il Duomo di Monza e alcune decorazioni delle ante dell’organo Antegnati nel Duomo di Milano. Per il Comune eseguì nel 1566 i disegni per il nuovo gonfalone della città, con l’immagine di Sant’Ambrogio vittorioso sugli Ariani; fu proprio durante la direzione dei lavori per il Tribunale di Provvisione, nel 1588, che venne eletto architetto e ingegnere del Comune di Milano[2].
L’apparato decorativo della Cappella, oltre alle diverse tele commissionate di volta in volta a maestri lombardi, riguardava innanzitutto la ripartizione dello spazio delle pareti, decorate nel 1578 con elementi in stucco realizzati da Antonio Abbondi, con lo scopo di creare cornici entro le quali accogliere le pitture. Parallelamente venivano predisposti i complementi decorativi per l’altare: nel 1579 fu ultimato dallo stesso Abbondi un baldacchino di damasco morello, mentre nel 1590 Giovanni Antonio Giorgiola fu incaricato di realizzare una balaustra; infine, nel 1591, venne indetta una gara per la doratura dell’ornamento ligneo per la Pala.
Nel 1681 si pagavano a Francesco della Guardia candelieri d’argento.
Nel frattempo Valerio Profondavalle, artista e impresario fiammingo che aveva realizzato opere a stucco, trofei e grottesche per il Palazzo Reale e anche alcune vetrate per il Duomo milanese, dipinse un fregio con le armi dei Vicari di Provvisione in carica dal 1576 al 1591.
Il programma iconografico delle pitture, stilato da Erasmo Ghisolfi, era incentrato sul tema milanese: a realizzare le decorazioni della volta, infatti, fu chiamato uno dei più stimati maestri della città, Aurelio Luini (Milano, 1530-1593), che eseguì un ciclo di affreschi dedicati agli episodi della vita e della morte di Sant’Ambrogio. Il Luini, molto attivo a Milano, aveva peraltro appena terminato un’importante commissione per il Duomo, ossia i disegni per lo stallo del coro, che raffiguravano proprio storie di Sant’Ambrogio. I lavori per la volta si interruppero nel 1593, forse a causa della morte del maestro.
Alle pareti, probabilmente nella parte sovrastante i dipinti, fu chiamato a dipingere “figure colorite” il pittore milanese Andrea Pellegrini.



I DIPINTI CHE ORNAVANO LA CAPPELLA
Le tele che ornavano la Cappella del Tribunale di Provvisione, un ciclo unitario pensato appositamente per la sede di Palazzo dei Giureconsulti, fanno oggi parte delle Collezioni Civiche milanesi e sono conservate presso la Pinacoteca del Castello Sforzesco.
Le vicende che portarono all’acquisizione dei dipinti da parte delle Raccolte Civiche hanno origine dal trasferimento della Cappella, avvenuto nel 1773, nella Chiesa di Santa Maria della Neve, presso il Palazzo Carmagnola, detto Broletto Nuovissimo, dove il Tribunale fu trasferito. Nel gennaio del 1801, con le soppressioni napoleoniche, la Cappella venne smantellata e i dipinti furono trasferiti nei magazzini municipali. Solo nel 1879, con il primo allestimento del Museo Artistico Municipale al Salone dei Giardini Pubblici, i dipinti furono esposti al pubblico. In un successivo allestimento realizzato nel 1963 si tentò di evocare la sede originaria delle tele esponendole all’interno di uno spazio circoscritto entro pareti lignee rivestite con un panno rosso, senza però riprodurre fedelmente la Cappella del Tribunale di Provvisione in mancanza di dati certi.
I dipinti rappresentano per lo più figure di santi: alcuni sono a mezza figura e hanno dimensioni ridotte rispetto a quelli a figura intera, sopra i quali si collocavano. Le tele, in tutto 19, raggiungevano l’attacco del cornicione di base della volta affrescata dal Luini ed erano suddivisi entro le quattro pareti della Cappella. Le opere non furono realizzate tutte in un’unica volta alla conclusione dei lavori nella Cappella, ma vennero commissionati di volta in volta, quando alcune entrate straordinarie, ad esempio derivanti da condanne, o dalla vendita di legnami e avanzi di cera, ne permettevano il pagamento.
Le commissioni più importanti furono affidate a Giovanni Ambrogio Figino, che dipinse la pala d’altare, e ai maestri Giulio Cesare Procaccini e Giovan Battista Cerano. A questi, nel 1605 furono infatti commissionati 19 quadri, di cui 9 al Cerano - “otto dalla parte dritta dell’Evangelio et quello grande sopra della porta della cappella”- e 10 al Procaccini, di cui 9 piccoli ed uno grande. Nessuno dei due pittori portò a termine la consegna in quanto sono pervenuti soltanto 2 dipinti del Cerano, e 3 del Procaccino, tra cui quello di grandi dimensioni.






1. GIOVANNI AMBROGIO FIGINO (Milano, 1553-1608)
Sant’Ambrogio a cavallo
Olio su tela, 262 x 165 cm
Inv. 207
Nel 1590 si decide di far dipingere la pala d’altare al Figino, che aveva appena terminato per il Collegio dei Dottori l’ancona della vicina Cappella dei Giureconsulti, al piano inferiore del palazzo, raffigurante la Madonna col Bambino e i Santi Giovanni Evangelista e Michele. La trattativa per il compenso, un po’ controversa, risale al 1591. Il vescovo, quale soggetto centrale dell’intero apparato decorativo, è raffigurato a cavallo durante l’assalto, con la sferza stretta nel pugno alzato. È presente una copia dell’opera, probabilmente attribuibile alla bottega, nella Chiesa di Sant’Eustorgio a Milano.
Come gli altri dipinti, nel 1773 viene trasferito in Santa Maria della Neve nel Broletto Nuovissimo (Palazzo Carmagnola), mentre dopo le soppressioni del 1801 passa nei magazzini comunali. Nel 1804 viene concesso in comodato d’uso temporaneo ai Padri Oblati del Santuario di Rho mentre dopo una serie di trattative per dimostrarne la legittima proprietà, il Comune nel 1879, con l’apertura del Museo Artistico Municipale, lo riporta nelle proprie raccolte.
2. GIOVAN BATTISTA CRESPI detto CERANO (Romagnano Sesia, 1573 – Milano, 1632)
San Giovanni Battista
Olio su tela, 240 x 98 cm
Inv. 187
Il dipinto risale a poco dopo il 1610 e venne saldato al pittore nel 1615.
Il Santo, a cui la Cappella è dedicata, è raffigurato in piedi. Sulla predella è riportata la scritta “DIVVS.IO.BAPTISTA./ LONGOBARDOR./ PATRON”, a ricordare ancora una volta il legame con la Città di Milano.
3. CERANO
San Francesco che adora il crocifisso
Olio su tela, 74 x 80 cm
Inv. 522
Il dipinto rappresenta il Santo a mezza figura e viene attribuito al Cerano dalle antiche guide milanesi, nonostante la provenienza sia diversa rispetto a quella delle altre tele della Cappella. Infatti l’opera è pervenuta alle Civiche Raccolte d’Arte nel 1930 grazie ad un acquisto presso Fausto Crespi di Milano.
4. GIULIO CESARE PROCACCINI (Bologna, 1574 – Milano, 1625)
Costantino riceve i resti degli strumenti della Passione di Cristo
Olio su tela, 240 x 180 cm
Inv. 146
Il dipinto doveva essere situato di fronte all’unica finestra della Cappella e può essere datato 1620.
5. GIULIO CESARE PROCACCINI
San Barnaba
Olio su tela, 242 x 100
Inv. 186
Nel 1605, come accennato, furono ordinati al Procaccino 10 quadri, uno grande da collocare di fronte alla finestra e nove piccoli per la parete dell’altare. Nel novembre 1606 gli vennero pagati solo due quadri (il San Barnaba e il San Sebastiano) mentre solo nel 1620 portò a termine il grande quadro di Costantino. La sua collocazione doveva essere alla destra dell’altare.
6. GIULIO CESARE PROCACCINI
San Sebastiano
Olio su tela, 240 x 100 cm
Inv. 173
Come il San Barnaba, il dipinto, che doveva essere collocato alla destra dell’altare, venne pagato nel 1606.
7. PAOLO CAMILLO LANDRIANI detto DUCHINO (Ponte in Valtellina, 1562 ca – Milano, 1618)
Nascita di Sant’Ambrogio e il Miracolo delle api
Olio su tela, 240 x 203 cm
Inv. 153
Il dipinto di grandi dimensioni può forse essere stato eseguito al posto della grande tela commissionata al Cerano e mai eseguita. La scena qui raffigurata, l’episodio del cosiddetto miracolo delle api avvenuto alla nascita del Santo, quando cioè uno sciame coprì il viso del neonato entrando ed uscendo dalla sua bocca finchè non sparì senza alcun danno, faceva parte del programma iconografico del Ghisolfi e doveva occupare uno dei quattro riquadri sulla parete della finestra. Non è però possibile dedurre se vi fosse una connessione tra la tela e il programma del Ghisolfi o se invece fosse l’opera fosse stata commissionata al Duchino dopo il 1605.
8. CAMILLO PROCACCINI (Bologna, 1558 – Milano, 1629)
San Gervaso
Olio su tela, 84 x 237 cm
Inv. 188
9. CAMILLO PROCACCINI
San Protaso
Olio su tela, 85 x 237 cm
Inv. 172
10. DANIELE CRESPI (Milano, ultimo decennio XVI sec. – 1630)
Santo Vescovo in meditazione
Olio su tela, 72 x 84 cm
Inv. 176
Il dipinto, che raffigura un Vescovo seduto di fronte ad una scrivania in atteggiamento assorto, non è di chiara identificazione rispetto alle opere del ciclo descritte dalle antiche guide milanesi, nelle quali, ad esempio, è citato un San Pietro Martire attribuito al Crespi ed effettivamente commissionatogli nel 1627, che probabilmente però non corrisponde al dipinto in questione.
11. CARLO FRANCESCO NUVOLONE (Milano, 1609 – 1662)
Sant’Antonio da Padova
Olio su tela, 74 x 80 cm
Inv. 175
12. NUVOLONE
Sant’Ambrogio
1640?
Olio su tela, 72 x 96 cm
Inv. 192
Proviene dalla cappella del Tribunale di Provvisione, poi spostata in Santa Maria della Neve presso il Broletto Nuovissimo, e rientra nel primo allestimento del Museo Artistico Municipale nel 1879.
13. NUVOLONE
Sant’Agostino
1640?
Olio su tela, 72 x 84 cm
Inv. 190
14. NUVOLONE
San Giuseppe e il Bambino
Olio su tela, 65 x 75 cm
Inv. 181
Il dipinto giunse nelle Raccolte Civiche con il Legato Camillo Tanzi nel 1881 come opera del Panfilo. Le antiche guide milanesi parlano di un San Giuseppe di Guido Reni appartenente al gruppo di dipinti che ornavano la Cappella di Provvisione ed in effetti il dipinto, per dimensioni e stile, può essere accostato al suddetto ciclo, anche se in effetti è incerta la sua provenienza. Nel primo allestimento del Museo Municipale del 1879 la tela non compariva.
15. MELCHIORRE GHERARDINI (attribuito a)
San Carlo
Olio su tela, 235 x 80 cm
Inv. 189
L’opera può essere datata alla fine del 1640. Nelle guide milanesi l’opera viene attribuita al Cerano; può trattarsi di uno dei dipinti commissionati al maestro e poi eseguito dal suo allievo.
16. GULIELMO CACCIA detto MONCALVO (Montatone, 1568 – Moncalvo, 1625)
Il Salvatore Benedicente
1618-20
Olio su tela, 72 x 99 cm
Inv. 191
Il dipinto, attribuito nelle antiche guide milanesi a Daniele Crespi, doveva essere collocato insieme a La Vergine orante ai lati dell’altare.
17. MONCALVO
La Vergine Orante
1618-20
Olio su tela, 72 x 98 cm
Inv. 177
Il dipinto, attribuito nelle antiche guide milanesi a Daniele Crespi, doveva essere collocato insieme a Il Salvatore Benedicente ai lati dell’altare.
18. MONCALVO
San Gerolamo e l’angelo
1618-20
olio su tela, 234 x 80
Inv. 171
Il dipinto non è menzionato nelle antiche guide milanesi, ma proviene da Santa Maria della Neve ed è presente nel catalogo del Museo Artistico Municipale di Milano del 1879 dove viene attribuito alla scuola milanese.
19. PIER FRANCESCO MAZZUCCHELLI detto MORAZZONE (Morazzone, 1573 – Piacenza, 1626)
San Rocco
1615 ca
olio su tela, 242,5 x 101,5 cm
Inv. 174
Il dipinto non è citato nelle antiche guide milanesi ma proviene dalla Cappella di Santa Maria della Neve.


[1] Il Cerano, infatti, dipingerà per la Cappella un’immagine di San Giovanni Battista affiancandovi la scritta “Longobardorum patronus”.
[2] M. Resini, Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 73, 2009.